Ieri mattina, scorrendo tra le news su Twitter, mi sono imbattuta in questa vignetta realizzata da Brontis Jodorowsky.

Ovviamente ciò che mi ha attratta di più è stato il significato che a parer mio porta con sé un‘immagine come questa e che può essere sintetizzato come la carenza di abbracci, che oggi è sempre più evidente in una società per molti aspetti pragmatica e meccanica, e la perdita di spontaneità in un gesto così importante.

In alcuni popoli e culture l’abbraccio non è solo un modo di comunicare tra amanti o familiari, ma anche una forma di saluto e di incontro per conoscere meglio l’altro: ci si abbraccia tra sconosciuti, che dopo l’abbraccio non sono più tali. Nel mondo occidentale invece, l’abbraccio è meno frequente, perfino tra amici e parenti, e spesso quando lo si fa avviene in modo superficiale e frettoloso, con il minimo contatto fisico e di durata.

Lavorando nell’ambito dell‘Età Evolutiva, molto spesso mi é capitato di vedere bambini irrigidirsi fisicamente in un abbraccio, o sentire genitori esprimere le difficoltà nello stare o anche nel cominciare un abbraccio con i propri figli, ricordando quanto fosse per loro difficile già da bambini, o ancora adulti scinderlo dall’aspetto educativo. Ognuno di loro ovviamente con la sua motivazione ed esperienza si priva di vivere pienamente questo scambio.

Ma perché è importante lasciarsi andare in un abbraccio? Quali sono i benefici dell‘abbracciare? In quali momenti e a quanti abbracci ci si può concedere?

Ci sono diverse tipologie di abbracci, positivi e negativi, protettivi, affettivi, amichevoli… ognuno dei quali porta con sé diverse intensità ed intenzionalità. L‘abbraccio in sé consiste nell’atto di avvolgere e circondare, una coccola al pari di una carezza, molto spesso contestualizzato al voler dare affetto, amore o consolazione. Ma oltre a tutto questo, ciò che profondamente porta con sé un abbraccio è la condivisione: alla base c’è infatti un eccellente mezzo di comunicazione che non necessita di linguaggio verbale, ma piuttosto di un linguaggio simbolico stabilito per la persona che lo dà, così come per chi lo riceve.

“Quanto silenzio c’è in un abbraccio! e allo stesso tempo, quanto si dice attraverso di esso!”

Ecco perché il contatto fisico espresso attraverso un abbraccio è necessario per il nostro benessere individuale e sociale. E sarebbe utile non solo riceverne, ma anche darne e chiederne se necessario.

E anche se rientra tra gli atti quotidiani, capita che non siamo consapevoli di quanto questi gesti ci possano arricchire.

Tanti sono i benefici, per ciascuno dei quali dovremmo soffermarci su ogni situazione specifica, osservandone il contesto, il motivo, le persone coinvolte e la storia di ognuna. Ma alcuni benefici generici sono ad esempio:

  • Diminuzione dello stress.
  • Percezione di sicurezza, protezione e tranquillità.
  • Miglioramento dell’autostima.
  • Energia e forza.
  • Miglioramento delle relazioni interpersonali.
  • A livello fisiologico permette la produzione dell’endorfina, che ha una struttura chimica simile a quella della morfina, quindi diminuisce il dolore e aumenta il piacere, ma si è notato anche che è in grado di far superare i dolori del passato.

Quindi non solo c’è la sensazione di fusione profonda, ma anche il senso di accoglimento che sembra riportino a sensazioni positive dell’infanzia. Anche nelle coppie appena formate questo gesto è fondamentale perché rassicura e sottolinea che non si tratta di un legame passeggero. E chi dice poi che tali discorsi non includano anche gli animali e la Natura…

In qualunque forma riporta comunque all’importanza dello stare insieme.

Da ricerche scientifiche si è dimostrato tra l’altro che chiunque ha bisogno, in media, dai 4 ai 12 abbracci al giorno, dove 4 favorisce il mantenimento del benessere psicofisico, e il 12 permette di incrementarlo, soprattutto nei momenti di bisogno.

Quindi sulla base di tutto questo può essere utile chiederci: vale ancora la pena far meno di abbracciarsi?

Io scelgo di abbracciare… io scelgo di comunicare apertamente anche con il mio corpo… io scelgo di PROFUMARE DI VITA.

E tu cosa scegli?

Dott.ssa Rita Gatto

About the Author PsicologaRitaGatto

- Psicologa dello Sviluppo, Educazione e Benessere - Psicoterapeuta in formazione ad approccio integrato Gestalt e Analisi Transazionale - Operatore di Training Autogeno

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