A cura di Rita Gatto e Giulia Piccioni

Secondo la filosofia yogica Vedanta, i corpi dell’uomo sono 5 – fisico, eterico, emotivo, mentale e spirituale – strettamente interconnessi. Il poter porre l’attenzione su ciascuno di questi livelli e comprendere quindi cosa vi accade, favorisce il raggiungimento del proprio equilibrio psico-fisico.

Paragonando la superficie di un lago alla personalità, vediamo che quanto più questa è calma, tanto più è possibile vedere il fondo, l’anima. Si parla quindi di Unione e di Integrazione, in cui la realizzazione massima dell’uomo sta nel produrre equilibrio tra i diversi livelli che lo caratterizzano.

Ma in che cosa e come si incontrano Meditazione e Psicoterapia? 

L’obiettivo di questo articolo è di offrire ai lettori uno spunto di riflessione sull’utilità della Psicoterapia e della Meditazione come “strumenti” utili a riscoprire tale equilibrio, e su come l’incontro di queste due pratiche, un tempo impensabile, possono procedere di pari passo e congiuntamente come mezzo di cura che può trattare disturbi dello squilibrio di tipo energetico.

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Equilibrismi – L’allineamento del Corpo

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Lo Yoga è una pratica che sviluppa l’attenzione consapevole alle sensazioni corporee, alle emozioni e ai pensieri che sono presenti nel momento presente.

La parola ‘equilibrio’nello yoga assume diversi significati, sia a livello corporeo che psicologico. 

Nel fare esperienza delle varie Asana(Asanaè traducibile dal sanscrito come ‘posizione’ o ‘postura’), sperimentiamo nuove inclinazioni, equilibri precari, forme inusuali. 

Ma cosa succede al nostro corpo quando lo accompagniamo in posizioni così poco abituali? Riusciamo a trovare un punto di equilibrio con un solo piede a sorreggerci come quando siamo nella posizione albero (Vriksasana)? Di cosa abbiamo bisogno per reggerci diritti con la testa al posto dei piedi come in Sirsasana?

Lo yogi contemporaneo T.K.V. Desikachar afferma che per essere in equilibrio stabile durante un Asana, quello che dobbiamo fare è collegare il respiro al corpo. Quando siamo nella concentrazione del respiro il corpo si stabilizza. Viceversa, stabilizzando il corpo, la mente entra in una calma concentrazione. Dunque, equilibrio del corpo significa equilibrio della mente.

Equilibrio nella postura, ma anche nel respiro… Iniziamo a dare attenzione al respiro, a sentire se è fluido o, in caso contrario, se è bloccato e a che livello, se il ritmo tra inspirazione ed espirazione è armonico. L’equilibrio tra il dare e il prendere…tra il dentro e il fuori… Con l’espirazione espando il mio essere, con l’espirazione mi ritiro e mi libero. 

Infine equilibrio come punto di centratura, a cui tornare ogni volta che i pensieri ci sospingono lontano. Non seguire il flusso ininterrotto dei pensieri, bensì interromperlo e tornare al centro interiore: uno spazio di silenzio e di possibilità dove la mente lascia il posto alla Presenza.

Responsabilità, Consapevolezza e Qui ed Ora nell’equilibrio emotivo

Il Corpo emotivo funge da ponte tra il corpo fisico e quello mentale: è infatti attraverso le sensazioni che si crea il legame tra il mondo esterno e la mente.

In occidente il termine emozione è molto generico e ha radice latina ‘emovere’, che dà l’idea di qualcosa che mette la mente in movimento verso un’azione che può essere dannosa, neutra o positiva; ciò porta ad opporre le emozioni piacevoli, positive, a quelle spiacevoli, negative, e quindi a ridurre il principio alla sola ricerca di sensazione positiva di un’emozione. Nel Buddhismo invece si chiama emozione qualcosa che condiziona la mente, facendole adottare un certo punto di vista o visione delle cose; di conseguenza la posizione ortodossa buddhista considera le emozioni in base al fatto che facilitino o meno l’avanzamento spirituale. Nelle scritture buddhiste si parla tra l’altro di 84mila tipi di emozioni negative, riflettendo la complessità della mente umana (84 mila “porte di ingresso” al sentiero buddhista della trasformazione interiore). Queste si riducono tuttavia alle 5 afflizioni mentali principali: 

  • attaccamentodesideriogelosia(fissazione);
  • odio(fissazione);
  • orgoglio
  • ignoranzaillusione
  • dubbio e visioni afflittive (porta un’erronea comprensione della realtà e un allontanamento da questa). 

In oriente pertanto un parametro per identificare un’emozione come distruttiva è se questa invece di provocare danni evidenti ne provoca uno ben più sottile, e cioè se distorce la percezione della realtà, oscura e affligge, compromettendo la capacità di giudizio e una corretta valutazione della natura delle cose. Questo limita ovviamente la libertà dell’individuo, concatenando i pensieri in un modo che costringe a pensare, parlare e agire secondo condizionamenti. 

Le emozioni costruttive sono invece fondate su un uso sano della ragione e vanno quindi di pari passo con una valutazione più corretta della natura di quanto viene percepito. 

In sintesi le emozioni diventano distruttive nel momento in cui spezzano l’equilibrio mentale o la sensazione di benessere; viceversa emozioni costruttive li aumentano.

Secondo Aristotele ogni Virtù ha una componente emotiva: esistono momenti ad esempio in cui è appropriato esprimere rabbia, ma va espressa in giusta quantità e nel modo giusto, verso la persona giusta e nel momento giusto (principio delQui ed Ora). 

“Se qualcuno si sta avvicinando ad un burrone e sta per cadere, e non ti ascolta quando gli dici ‘Fermati!’, potresti anche arrabbiarti e dirgli ‘Ehi, idiota, fermati!’. La motivazione è assolutamente altruistica. Ti arrabbi perché i bei modi non sono serviti a fermare quella persona che sta per fare del male a sé stessa.”

Il Dalai Lama spiega che, essendo il nostro cervello plastico, la percentuale di felicità può essere aumentata proprio addestrando la mente. “Il vero segno della conoscenza è l’umiltà e la disciplina mentale; il vero segno di un meditatore consiste nell’aver sottoposto la propria mente alla disciplina, liberandola dalle emozioni negative”: è questo un detto Yogi che in sintesi tratta l’importanza di gestire emozioni destabilizzanti. Da qui emerge la Responsabilitàdi ciascuna persona nell’alleviare le conseguenze di tali emozioni: responsabilità nota anche come uno dei principi base della Gestalt.

È ovvio che per potersi pienamente assumere la Responsabilità nel Qui ed Ora, la persona deve essere Consapevole, piena e completa anche nell’aspetto emotivo e sensoriale, stando coscientemente nel fluire dell’esperienza. Ed è la consapevolezza che permette un movimento direzionato al benessere ed alla felicità.

“Sarebbe dunque meglio cercare di evitare la sofferenza tentando di risolvere il problema nel qui ed ora oppure, se ciò non è possibile, cambiando atteggiamento verso il problema in questione.”

Matthieu Ricard

Le emozioni possono essere infatti espresse in una miriade di modi diversi; non è quindi necessario reprimere le emozioni, bensì incanalarle: anziché lasciare ad esempio che la rabbia scoppi in un accesso costellato di insulti, la si può esprimere in un confronto con la propria intelligenza. 

Quando uno guarda onestamente alle emozioni (ad es. la rabbia), queste perdono improvvisamente la propria forza: a tal fine meditare sostiene nell’indagare la natura ultima di tutte le emozioni negative e comprendere che tali emozioni non possiedono una loro solidità, ma sono invece vuote. Un altro modo consiste nel trasformarle, utilizzandole come catalizzatori per liberarsi velocemente dal loro influsso: è come quando una persona che cade in mare trae sostegno proprio dall’acqua per raggiungere la riva a nuoto. La parola tibetana per meditazione significa infatti “familiarizzazione”.

Nella psicologia buddhista si ritiene che molte di queste emozioni non debbano necessariamente essere manifeste. Queste possono si essere sentite e provate, ma possono anche essere presenti in forma di tendenze abituali che rimangono inconsce finché non vengono catalizzate: sono “tendenze latenti” (anusayasin pali) ospitate dalla mente a causa di esperienze passate che hanno finito per costituirsi come abitudini mentali (Riconducibile al concetto di ‘Copione’ dell’Analisi Transazionale)

In quest’ottica la presenza nel Qui ed Ora, la Consapevolezza ed il Concetto di Responsabilità sono i principi basici della Psicoterapia della Gestalt, che palesano la finalità comune delle pratiche meditative e della Psicoterapia.

Il filo sottile che unisce Mente e Cuore

“La meditazione è l’arte o la tecnica di calmare la mente
in modo da placare il brusio interminabile
che normalmente riempie la nostra coscienza.
Nella quiete di una mente silenziosa,
chi medita inizia a diventare un osservatore,
a raggiungere una condizione di distaccamento
e infine a essere consapevole di uno stato di coscienza superiore.” 

Brian Weiss

Se la nostra mente è sovraccarica di pensieri, che aumentano lo stress e la confusione, sarà impresa difficile poterla utilizzare al meglio; in egual misura, se le nostre emozioni sono principalmente di natura distruttiva, il nostro modo di andare nel mondo e vederlo sarà altrettanto distruttivo e privo di luce. 

Per tale motivo particolare attenzione può essere rivolta al raggiungimento di un allineamento tra Mente e Cuore, che permetterà una maggiore Consapevolezza di sé, una visione più chiara della Vita e Serenità. Un equilibrio che favorisce il vivere pienamente tanto con la Mente quanto con il Cuore, senza pendere solo verso una o l’altra.

La nostra Mente si completa solo se è in piena connessione con il nostro Cuore, e tale contatto fa si che entrambe svolgano la propria funzione. Dalla piena connessione di Mente e Cuore si possono raggiungere Intuizioni, utili scalini per il proprio percorso di crescita personale. Le intuizioni, esperienze di chiarezza, visione ed espansione interna improvvisa, possono essere riconducibili al “Satori” – nelle pratiche meditative – e analogamente all’”Insight” – nella psicologia. Lo stesso Naranjo afferma che“la meditazione comporta la pratica della consapevolezza, e la consapevolezza del qui ed ora porta naturalmente all’insight”.

Meditazione e Psicoterapia: sostegno reciproco

 “Se indaghiamo in profondità alcune ‘vie di vita’ 
come il Buddhismo il Taoismo, il Vedanta e lo Yoga,
non vi troviamo né filosofia né religione, nel senso in cui esse sono intese in occidente. 
Troviamo qualcosa che somiglia più da vicino alla Psicoterapia”.

Alan Watts

Appartenente al filone della Psicoterapia della Gestalt, Claudio Naranjo è stato uno degli autori che ha approfondito la connessione che c’è tra questi Psicoterapia e Meditazione, sostenendo che entrambe le discipline, seppur a livelli differenti, si occupano della Coscienza e condividono la stessa idea riguardo l’origine della sofferenza umana: per entrambe la sofferenza è individuata nella perdita di coscienza,che nell’ambito della spiritualità viene definita ignoranza o mente oscurata, mentre nell’ambito della Psicoterapia viene definita come assenza di consapevolezzanel qui ed ora. 

L’assenza di consapevolezza nel qui ed ora è il più delle volte legata alle esperienze passate, e quindi l’essere umano soffre proprio perché continua a ‘funzionare’ come se quel passato e quella ferita fosse ancora oggi presente e aperta, rendendosi spesso cieco a quello che c’è oggi qui per lui e alle infinitesime possibilità che la vita gli prospetta. Questo concetto viene riportato a quello di copione (in Analisi Transazionale) e di Karma (nella cultura yogica). 

“È vero che certe affermazioni o azioni sono specificatamente terapeutiche o spirituali, ma non si può negare che sia lo sforzo spirituale sia quello terapeutico siano impegnati a raggiungere lo stesso obiettivo finale, la rimozione dell’oscuramento dell’io umano, in modo che le potenzialità della persona trovino piena espressione”

Naranjo, 1999

Un altro elemento che accomuna i due sistemi di pensiero è quello di Relazione: il percorso di sviluppo individuale implica sempre un rapporto di affiancamento, un passaggio di esperienze dal maestro all’allievo (cultura buddhista); così come accade nella Psicoterapia, dove è proprio la relazione a costituire la cura. Attraverso la relazione con l’altro che ascolta, ci guarda, valida le nostre emozioni, impariamo ad amare noi stessi, e in secondo luogo a sviluppare la compassione per l’altro, chiunque esso sia. 

‹‹Essere in rapporto con una persona amorevole 
è sempre d’aiuto e, talvolta, 
è la sola via d’uscita al ‘camminare in circolo’››

Naranjo, 1999

Entrambe inoltre si occupano di far esprimere alla persona la piena espressione delle sue potenzialità.

Alcune tecniche

Ci sono diverse pratiche di addestramento mentale, dettagliate e distinte, che vengono considerate meditazione, e ovviamente ognuna di esse produce effetti specifici sull’esperienza e sull’attività cerebrale (strategie cognitive, affettive e di attenzione specifiche). Per tutte il primo passo è in realtà quello della “Concentrazione”, ovvero quello per cui si impara a “tenere ferma” la mente, prima ancora di farla tacere. La concentrazione è effetto dell’attenzione, e quindi dove c’è attenzione e volontà consapevole, si può ottenere anche concentrazione.

“La purezza del cuore è volere un’unica cosa”

Kierkegaard

Qui di seguito alcune tecniche specifiche che hanno applicazioni anche al di fuori della spiritualità e che sono utili a favorire il “tenere ferma” la mente:

  • visualizzazione(kyerim yidam lha yi mig pa).
  • concentrazione su un unico punto (tse chik ting ngey dzin), che focalizza l’attenzione su un oggetto specifico, su un unico punto materiale. 
  • Dharana: consiste nel porre la concentrazione su un contenuto specifico “seme” da esaminare; è un flusso definito e delimitato su un dato pensiero specifico, escludendo altre possibili astrazioni che potrebbero inserirsi. Molto praticate sono le meditazioni sulla
    • Coraggio(gang la yang jig pa med pey mig pa) “non ho nulla da perdere e nulla da guadagnare”.
    • Compassione allargata (migmey nyingjey). Si è riscontrata attività elettrica cruciale della circonvoluzione medio frontale sinistra, conosciuta come gamma, sede delle emozioni positive: un’autoinduzione di benessere.

“Una persona che fa una meditazione sulla compassione per tutti gli esseri ne è l’immediato beneficiario”

Dalai Lama
  • Stato aperto(rigpa’i chok shag), ovvero l’atteggiamento interno del ‘far niente’: uno stato di veglia privo di pensieri in cui la mente è “aperta, vasta e consapevole e libera da qualunque attività mentale intenzionale”. In questo caso la mente è totalmente presente nonostante la mancanza di focalizzazione su qualcosa, aperta e priva di distrazioni ma non per la concentrazione. I pensieri possono affiorare ma non si concatenano in pensieri articolati, bensì svaniscono. Implica l’essere presente qui ed ora con quello che c’è, senza aspettative – né mie né di qualcun altro – da soddisfare; esserci semplicemente, accogliendo ciò che arriva senza giudizi o valutazioni.
  • Mark Greenberg, interessato all’apprendimento sociale ed emotivo, volendo riportare un rimedio e applicazione pratica, sostiene che non è utile sviluppare solo il ragionamento ma anche e soprattutto educare il cuore

A tal riguardo alcuni esempi provenienti dal buddhismo sono la coltivazione dell’affetto, e la pratica dello “scambio del sé con gli altri” per coltivare compassione, nella quale ci si immagina di mettersi al posto della vittima, scambiando le posizioni. Questa pratica sembra essere stata utilizzata nel trattamento di criminali che hanno molestato bambini, in cui il primo passo consiste appunto nel fargli rivivere il crimine dal punto di vista del bambino, poiché è stata proprio la mancanza dell’empatia a permettere loro di agire. Questa tecnica è riconducibile alla tecnica gestaltica integrative delle ‘due sedie’, in cui si cerca un’integrazione delle parti discordanti ed opposte che generano conflitto, attraverso lo scambio (anche fisico) di posizione, per comprendere i differenti vissuti e motivazioni interne delle parti e trovare quindi una terza parte, del tutto nuova, che le integri.

“Un grammo di prevenzione vale un chilo di cure – anni di psicoterapia, di consulenza sulle droghe o addirittura di carcere”

Mark Greenberg

Alcuni ostacoli alla concentrazione possono essere:

  • Eccessiva emotività
  • Eccessiva stanchezza fisica o mentale 
  • Mancanza di tempo
  • Non credere nell’utilità di ciò che si sta facendo 
  • Eccessiva preoccupazione per l’esito, prestazione
  • Tendenza ad identificarsi con i processi mentali, invece che osservarli

Conclusione

Nel tempo la Psicoterapia ha ereditato dalle tradizioni spirituali propriamente orientali, non solo delle tecniche per favorire la consapevolezza (vedi la Mindfulness utilizzata nell’approccio cognitivo-comportamentale), ma anche un modo specifico di osservare l’essere umano ed il suo modo di stare nelle relazioni. Meditazione e Psicoterapia sono quindi due discipline intrinsecamente interconnesse e complementari.

Ogni cosa è fondata sull’esperienza diretta, e l’esperienza richiede perseveranza, diligenza e sforzi costanti. 

“Attraverso la meditazione si comprende che le emozioni non sono intrinseche ma relative, e ogni giorno nascono sensazioni nuove che non restano con noi per sempre. Se si riesce ad affinare l’attenzione e la consapevolezza si vedranno i colori o si udiranno i suoni così come sono, senza giudizio, e questo riesce a far mantenere alla mente uno stato di calma estrema. Anche la concentrazione, ad esempio sul respiro, permette alla mente di mettere a fuoco un oggetto neutrale di consapevolezza che blocca ad esempio un’emozione negativa come la rabbia. Indipendentemente da ciò che sorge al suo interno, la mente si mantiene neutrale”.

Il vero obiettivo, tanto della meditazione quanto della psicologia, è pertanto di influenzare il funzionamento del cervello in modo da aumentare l’equilibrio emotivo. 

«Come la superficie del mare si increspa quando soffia il vento, 
così anche la mente tende ad agitarsi e 
a divenire reattiva in presenza di turbolenze esterne.
Ma se scendi quattro o cinque metri sotto la superficie del mare 
trovi solo un lievissimo movimento:
a quella profondità l’acqua è calma
anche quando la superficie è tempestosa». 

Jon Kabat-Zinn

 

Prossimi Eventi 

Le Dottoresse Giulia Piccioni e Rita Gatto, in collaborazione anche con altri Professionisti nel settore del Benessere e della Salute stanno organizzando per voi nuovi eventi dal titolo:

  • Ciclo di eventi: “Benessere Mente-Corpo”
  • Psi-Meditazione in Natura

A breve nuovi aggiornamenti!

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