“Tutto triste, il camaleonte si rese conto che, per conoscere il suo vero colore, doveva posarsi sul vuoto”

Jodorowsky

Stamattina mi sono imbattuta nuovamente in questa citazione che, diversamente dal solito, ha risuonato in me in modo nuovo… è proprio vero che la realtà è colorata dalla più personale percezione e dal momento “evolutivo” in cui ci troviamo. Ed eccomi allora qui, a sfatare una credenza e a smentire delle idee…

Già solo leggendo la citazione, come da mito abbastanza comune, si potrebbe interpretare tra le righe il fatto che l’affascinante camaleonte in realtà non fa altro che adattarsi e riadattarsi a seconda dell’ambiente in cui si trova, degli atteggiamenti e comportamenti di chi gli sta accanto. Grandissima risorsa, certo! Soprattutto quando si vive in circostanze in cui basta un niente per rischiare la vita. E grandissime capacità di integrazione e accomodazione, se le vediamo come possibilità di non stare ai margini ma pienamente inserito nel suo ambiente e diventare con esso un tutt’uno. Tuttavia, se effettivamente le sue capacità si limitassero solo alla motivazione di mimetizzarsi, il camaleonte sarebbe un animale totalmente “senza personalità”, con pressanti paure e perennemente condizionato dall’esterno.

Chissà perché tutto questo mi fa pensare al mercantile Enneatipo 3 di cui parla Claudio Naranjo: allora ecco che la persona “camaleontica” avrà un’esistenza piena di soddisfazioni ed eccellenze; di infiniti sforzi nel soddisfare le aspettative altrui, pur di ricevere dagli altri congratulazioni e complimenti, pur di essere visto (paradossalmente, aggiungerei). Abituata tale persona sin da piccola alla fiera della compiacenza e a seguire dei modelli precisi: “Comportati in questo modo!”, “Non si risponde così!”, “Sii accondiscendente anche quando non sei d’accordo con qualcuno”, “Camuffa i tuoi difetti per piacere di più”, “Sii compiacente”, etc.

E proprio oggi ho scelto di seguire il mio intuito, che mi ha suggerito di dover restituire al camaleonte quel che in realtà è del camaleonte: di ridare lui cioè il beneficio di scegliere il suo colore.

Ed ecco che approfondendo ho scoperto che molti studi scientifici confermano (per fortuna XD) che il cambiamento di colore del camaleonte non risponde solo al bisogno di mimetizzarsi, rilevando invece che l’umore di questi rettili, così come i fattori psicologici, giocano anche un ruolo importante sul colore della loro pelle. La pigmentazione della pelle dei camaleonti quindi tende ad avere i colori dell’ambiente in cui vive e a cambiare in base a diverse condizioni: allo stato d’animo (paura, stress, aggressività, benessere), alla situazione climatica e a quelle della luce.

A queste condizioni il cambiamento di colore assume un ruolo molto importante nella comunicazione!!

Certo, se vogliamo continuare a fare un parallelismo a livello simbolico, per risalire al suo colore originario, e quindi a comunicare autenticamente il proprio colore, il camaleonte deve essere libero da tutto ciò che ha attorno; così come l’animo umano, per realizzarsi, riconoscersi pienamente ed esprimersi autenticamente, deve essere libero da ogni condizionamento. Con Coraggio cominciare a rompere quei modelli fatti propri, sposando invece la Consapevolezza che non siamo al mondo per soddisfare le aspettative altrui.

Bisogna agire come se il vuoto realmente esistesse e fosse fatto, forse, di assenza di giudizi, esaltazioni, congratulazioni, rimproveri, etc.: un vuoto fatto cioè di assenza di “rumori”, per scoprire il proprio vero colore.

E allora chiediamoci ogni tanto: Quale è il mio “vero” colore? Quale è il mio “vero” me?


Tra le varie informazioni trovate, vi lascio questa favola da leggere dal titolo “I colori del camaleonte”, come ulteriore spunto di riflessione sull’interessante versatilità di questo animale.


Contattami per una prima consulenza psicologica e per maggiori informazioni al 380.7737187

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