Io sono io. Tu sei tu.

Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative.

Tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative.

Io faccio la mia cosa. Tu fai la tua cosa.

Se ci incontreremo sarà bellissimo;

altrimenti non ci sarà stato niente da fare.

Se ti assumi la responsabilità di quello che stai facendo,

del modo in cui produci i tuoi sintomi,

del modo in cui produci la tua malattia,

del modo in cui produci la tua esistenza

– al momento stesso in cui entri in contatto con te stesso –

allora ha inizio la crescita, ha inizio l’integrazione”

“Assumersi responsabilità per un altro,

interferire con la sua vita e sentirsi onnipotenti, sono la stessa cosa”

“Sarò con te. Sarò con te con il mio interesse,

la mia noia, la mia pazienza, la mia rabbia, la mia disponibilità.

Sarò con te […] ma non ti posso aiutare.

Sarò con te. Tu farai quello che riterrai necessario”.

Friedrich Salomon Perls

Stasera mi sono imbattuta in un rospo… simpatico direi, anche abbastanza sfacciato. Per farmi una risata, in maniera anche abbastanza scontata, mi sono chiesta: “sarà il mio Principe Azzurro che sta cercando ostinatamente di farmi capire che con un sol bacio i nostri sogni diverranno realtà?”

Ahahah quante risate… Ehi, un momento! Ma dove si è nascosto veramente il principe azzurro?

Sin da piccole ci hanno raccontato della sua esistenza; ce ne hanno parlato con qualunque canale possibile, dai cartoni, alle letture, alle canzoni, etc.; ce lo hanno fatto immaginare con fantastiche storie in sella ad un cavallo bianco o prima ancora trasformato in un ranocchio da baciare con apprezzabile Coraggio… quell’essere stupendo, l’altra perfetta metà della mela, con infiniti pregi e occhi solo che per la sua donzella, disposto a tutto per la sua amata…

Sia chiaro, sembra un post al femminile, ma tutto questo è valido ed applicabile per tutti i generi del mondo! Per coerenza con il possibile principe che mi si è presentato davanti questa sera, l’analizzerò per lo più dal punto di vista della “principessa”.

Chi di noi non è cresciuto a “pane e fantasia”, con delle aspettative fantastiche che ahimè hanno il sapore di indigesta illusione? Storie che appagano, ad esempio, le più inverosimili aspettative sulla famiglia ideale, come quella del “Mulino Bianco” che non ha mai subìto un deragliamento, una crisi, una caduta. 

E quando poi siamo cresciuti? Quante volte siamo imbattuti in partner che neanche “vedevamo” veramente, alla ricerca assidua di chi sicuramente non poteva essere altro che lui/lei, il partner perfetto!

Mille e mille acrobazie e affanni per scolpire quel principe azzurro, neanche fosse il David… inutile a dirlo, il tutto esaurito con al massimo una roccia intagliata, per passare poi alla ricerca successiva, anno dopo anno, esperienza dopo esperienza, delusione dopo delusione, pretesa dopo pretesa, scalpellata dopo scalpellata…

Eppure nelle favole non era così complicato, ogni cosa era così immediata, fluida, scontata: i due si vedono, si piacciono, sanno già che sono l‘uno per l’altro e tac!…Si sposano e vivono felici e contenti!!! 

Ma che significa?!?!

Le favole, quelle vere, dovrebbero insegnare dei Valori, trasmettere una morale… quando è scappata di mano la situazione per cui da Valori e morale siamo passati a copioni e automatismi?!

Tutto ciò lo possiamo recuperare dalla nostra storia, dal “Genitore culturale” e dai messaggi dell’ambiente intorno a noi che abbiamo scelto di ingerire, spesso senza neanche masticarli bene e metabolizzarli. Tutto ciò può derivare anche dai nostri genitori in carne ed ossa, dalla loro storia, dalle loro convinzioni che hanno voluto imporre e paure, senza accettare e riconoscere il figlio che avevano davanti. Un esempio del risultato? Tutte principesse cresciute ed incoraggiate dalla propria famiglia reale ad aspettare il proprio principe irrealistico; tutti principi rospi che con fatica troveranno la principessa giusta che li sfaccia trasformare.

L’Analisi Transazionale parlerebbe in tal senso di convinzioni di copione e posizioni esistenziali: modalità che facciamo nostre e automaticamente riproponiamo, anche quando ci rendiamo conto non farci più star bene (l’atteggiamento da salvatrice nei confronti del principe; la donna perfetta che accontenterà tutti tranne sé; quella tosta che non avrà bisogno di chiedere niente a nessuno; etc.). Copioni come “disegni che segnano il corso dell’esistenza” e che recitiamo inconsapevolmente per confermare e riconfermare continuamente le regole apprese da piccoli.

Salvo che non si viva realmente in una favola, la realtà dei rapporti di coppia si presenta significativamente dinamica e tortuosa! E’ un vero e proprio incontro di due “universi inconsci totalmente privi di segnaletica” e che, come diceva Jung, inevitabilmente è in grado di trasformare la personalità di entrambi i partner. Che poi tale trasformazione si riveli per ciascuno un affare più o meno vantaggioso, purtroppo è possibile scoprirlo solo dopo la fine della fase di idealizzazione; oppure con l’avvento della prima vera crisi di coppia, e cioè quando ci si trova a fronteggiare il complesso compito di accettare l’altro per quello che è e non per quello che vorremmo che fosse e che corrisponde all’ideale.

Ebbene si… tutte le coppie passano per una fase di idealizzazione. Il punto sta nel comprendere come uscirne (vivi e illesi). 

Come suggerisce  Marcia Grad Powers nella sua fiaba, il sentiero è quello della verità, imparando ad accettare ciò che non si può cambiare, trovando modi alternativi di andare avanti. Non si può quindi cambiare l’essenza del “principe” o della “principessa”, ma si può decisamente fare scelte che non facciano rimanere impantanati in un mare di insoddisfazione, lamentela e delusione. Per fare ciò sempre la Powers ci indica il passaggio per il sentiero della consapevolezza che chiunque è in grado di prendersi cura di sé stesso, quando riconosce quali sono i propri bisogni e le emozioni alla base.

Percorrere questi sentieri metterà in una condizione di Verità, di scambio autentico, di tolleranza e costruzione condivisa.

E allora vogliamo ancora attendere tutte addormentate l’arrivo di un rospo che forse, e dico forse, è il Principe Azzurro del nostro cuor?

O scegliamo liberamente di svegliarci e smontare il nostro copione automatico, costruendo autenticamente la nostra relazione, mostrandoci per quello che siamo, chiedendoci cosa (e chi) vogliamo realmente al nostro fianco?

“Alla fine, solo tre cose contano:

quanto hai amato,

come gentilmente hai vissuto,

e con quanta grazia hai lasciato andare cose che non sono destinate a te”.

Detto Buddhista

Contattami per una prima consulenza psicologica e per maggiori informazioni al 380.7737187

About the Author PsicologaRitaGatto

- Psicologa dello Sviluppo, Educazione e Benessere - Psicoterapeuta in formazione ad approccio integrato Gestalt e Analisi Transazionale - Operatore di Training Autogeno

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