Magnum Chaos – dalla mitologia greca

Come sosteneva la mitologia greca, “l’unica cosa che faceva paura agli dei – figuriamoci agli esseri umani – era il Caos”: quella disorganizzazione del tessuto ordinato del Cosmo; quell’incerto ed imprevedibile, che oggi si presenta nella nostra quotidianità e che scombussola palesemente il nostro copione di vita. A maggior ragione quando ci vengono date indicazioni così drastiche – forse per la prima volta in una decretazione governativa – di non toccarsi, di stare lontani, di non abbracciarsi, né di baciarsi.

Ed è in questa situazione di “isolamento” e di totale “incertezza” che può nascere la necessità di rimettere ordine, di collocare mentalmente le cose al loro posto, di comprendere… Il rischio però è di perdersi ancora di più nel diluvio di informazioni che senza tregua si agitano in questo mare chiamato Network.

Ed ecco che sbuca fuori qualcosa di più profondo e rilevante, l’“Infodemia”: un neologismo, utilizzato in questa situazione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sta ad indicare “l’abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno”. Basta guardare i grafici di Google Trends per rendersi conto del maremoto di notizie che vanno a toccare le nostre paure e angosce, e offuscano le razionali circostanze oggettive. E così, mentre l’epidemia biologica avanza (e speriamo si fermi al più presto), l’epidemia cognitiva accelera!

Una tecnologia che va veloce, alla ricerca dello scoop sensazionalistico e dell’interesse dei seguaci, a discapito dei tempi fisiologici di una verifica accurata delle fonti. Tale atteggiamento può però avere un forte impatto sull’emotività delle persone, e quindi di conseguenza sui comportamenti. Sono molti, infatti, gli episodi di panico o di comportamenti irrazionali che si sono verificati in tutto il mondo correlati alla diffusione del CoV-2: basta pensare alla ricerca esasperata delle ultime mascherine in commercio, o ai supermercati vuoti, o ancora al tentativo di trovare il colpevole del contagio, che ha scatenato episodi di razzismo e violenza. Le conseguenze di quanto detto fin qua sono numerose e non prive di importanza.

Secondo l’OMS “non è tanto il Coronavirus la vera malattia di cui preoccuparsi, quanto piuttosto l’epidemia da informazioni che si sta radicando in questo periodo”: quella fame incessante di notizie, alimentata dall’attenzione elevatissima che gli stessi media hanno riservato alla tematica. Una moltitudine di voci contrapposte e sovrapposte che, come dice il sociologo Castells (2017) “non può non essere ricollegata, tra l’altro, alla disponibilità di mezzi informali e di auto-comunicazione di massa”, come ad esempio le piattaforme digitali, facilmente accessibili e alle quali chiunque può prendere parte in qualunque forma.

Essere bombardati da notizie contrastanti genera però una duplice conseguenza: da una parte alimenta paura e allarmismo che possono, tra l’altro, creare un senso di sfiducia nelle istituzioni; d’altra parte possono dopo poco abbassare la soglia d’attenzione in quanto, come scrivono i responsabili di Slow-News, “sul lungo periodo l’emergenza stanca” portando a desiderare altri argomenti, quando magari sono intervenuti nel frattempo sviluppi e aggiornamenti cruciali.

È invece fondamentale, tanto a livello mediatico quanto a livello comportamentale, muoversi sul filo che sta tra due polarità: tra minimizzazione ed “ingigantimento”, navigando sulla via di mezzo lucida, assertiva e sensata.

Come gestire quindi la paura, l‘ansia ed il panico in questo momento in cui non si ha certezza di come evolveranno le cose?

È normale provare paura e ansia quando ci si trova davanti ad una situazione ignota e per la quale non ci sono precedenti risposte. Tali emozioni e le sensazioni ad esse correlate, quando equilibrate e coerenti con la realtà del qui ed ora, sono utili per la sopravvivenza, perché ci spingono a rispondere in modo funzionale e ad essere pronti a fronteggiare potenziali situazioni di pericolo. Se diventano invece disfunzionali, si sente solo di doversi difendere, non si sa concretamente da che cosa né come poterlo fare, sfociando in comportamenti incontrollati e a volte irrazionali.

I possibili rimedi contro l’epidemia, che sia essa biologica o cognitiva, si possono ritrovare pertanto in un lavoro sistemico, dove tutti gli attori in causa fanno la loro parte, in un esercizio di comprensione notevole e di pace sociale (anche sui social media). Alcuni comportamenti da tenere in questo momento di tensione, che possono “contagiare positivamente” l’intera comunità sono, ad esempio:

  • Evitare la ricerca compulsiva di informazioni, attenendosi e diffondendo solo fonti informative affidabili. A tal riguardo i siti utili da consultare sono:
    • Altri siti possono essere quello dell’OMS e dell’ECDC.
  • Rendersi conto che ci si trova coinvolti in un problema che riguarda la collettività e non personale, quindi sentirsi responsabili anche per gli altri.
  • Seguire le direttive delle autorità, dal lavarsi le mani spesso al non toccarsi occhi e bocca, in quanto dietro a tali direttive c’è il lavoro di un Comitato tecnico scientifico a livello nazionale [consultare i siti su riportati per i dettagli].
  • Rimanere concentrati sulla propria vita, organizzando le proprie giornate, gestendo e riorganizzando le proprie attività: è importante rimanere ancorati anche alla nostra parte razionale, cercando di osservare il momento con oggettività.
  • Quando il panico s’innesca, bisogna solo aspettare che fisiologicamente si spenga, seguendo un suo ritmo simile a quello di un’onda che si ritira nella sua risacca dopo averci travolto.

Questa necessità di “isolamento” si va ovviamente a confrontare, a livello psicologico, con la nostra quotidianità relazionale ed intima, e con ciò che questa rappresenta per noi. E se tutto questo Chaos ci insegnasse anche che il contatto è importante, e che non c’è un’unica modalità per raggiungerlo? Le relazioni possono passare non solo attraverso canali materiali, ma attraverso altri tipi di canali, anche simbolici. L’invito quindi è sì a stare temporaneamente lontani da un punto di vista fisico, E allo stesso tempo restare vicini psicologicamente ed emotivamente.

Adattamento e resilienza le nostre parole guida.

Kandinsky – Chaos/Control

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