Contributo a cura del Dott. Alessandro Lazzi, Psicologo clinico – Roma

L’attuale situazione di pandemia da nuovo Coronavirus SARS-CoV-2 ha, come sappiamo, allarmato la comunità intera a livello mondiale. Noi italiani, come prima accaduto in Cina, stiamo vivendo in prima persona gli effetti più drammatici di questo nuovo evento, essendo stati il secondo focolaio più importante dopo Wuhan. Le conseguenze più evidenti di questa situazione, su cui si è rivolto maggiormente lo sguardo, riguardano l’ambito della nostra salute fisica. Molte pertanto le misure di sicurezza messe in atto dal nostro Governo per contenere la diffusione del Virus. Misure, a mio parere, più che doverose. Minore invece l’attenzione data dai media alle conseguenze psicologiche che tale situazione emergenziale può provocare alla nostra salute psichica. Per tale motivo può esserci poca Consapevolezza nella popolazione su questo importantissimo tema.

Sì, perchè il timore del contrarre la malattia e le misure prese in atto di distanziamento e isolamento sociale, così come sicuramente necessarie ed efficaci dal punto di vista della non diffusione del virus, possono essere considerati come fattori stressogeni (stressor) e per questo avere effetti negativi sul nostro equilibrio psichico e creare diversi problemi.

Ora, questi fattori hanno prodotto in tutti noi emozioni più o meno intense come ansia, paura, frustrazione, noia, rabbia e tristezza. È normale. Tutti stiamo vivendo un certo disagio in questi giorni e le emozioni non sono negative in senso assoluto, ma ci preparano ad affrontare delle situazioni e ad adattarci ai cambiamenti.

Le persone più preparate ad affrontare queste emozioni, grazie alle loro risorse interne, hanno e avranno meno difficoltà; tuttavia esiste una fetta della popolazione che non riuscirà ad accedere a queste risorse, e potranno vivere una situazione di disagio più grave. Per queste persone, allora, la pandemia potrebbe essere vissuta come un evento traumatico, a causa ad esempio della separazione imposta dai propri cari, la perdita di libertà, l’incertezza sullo stato della malattia, ideazioni suicidarie e rabbia. Il trauma, infatti, compromette la nostra capacità di regolare le emozioni e in questa situazione è alta la probabilità che alcune di queste persone mettano in atto comportamenti impulsivi, frenetici e irrazionali.

Chiediamoci, allora, se esistono strategie che possiamo adottare in questo periodo difficile per regolare le nostre emozioni verso decisioni corrette e comportamenti sani. E, se sì, quali possono essere?

La regolazione emotiva ai tempi del Covid-19

Saper regolare le proprie emozioni ha a che fare con il modo in cui queste possono facilitare l’adattamento all’ambiente, “favorendo la preparazione di rapide risposte comportamentali sane, la presa di decisione, i processi cognitivi e attentivi” (Schwartz & Clore, 2003). È un concetto ampio, e riguarda la possibilità di trovare modi salutari per liberarsi dallo stress quando questo si accumula nell’organismo.

L’Accettazione, mi sento di dire, è tra le più importanti, e consiste nell’avere un atteggiamento di accoglienza della propria emozione e non di ostilità e giudizio. Avere un atteggiamento di critica verso le proprie emozioni e interpretarle in modo negativo come qualcosa che necessita di essere eliminato, avrà come conseguenza paradossale di aumentare il loro effetto su di noi. Accettiamo ad esempio la paura di poterci ammalare, diamole voce ma senza cadere nel panico. Indirizziamola, invece, verso altre strategie a nostra disposizione per superare il momento: ad esempio chiedendoci altruisticamente “cosa possiamo fare di concreto per il bene della nostra comunità?”.

L’ansia e lo stato di incertezza che l’accompagna ci portano domande e dubbi su quanto la quarantena potrà durare, oppure se, una volta finita, riusciremo a tornare alla normalità di prima. Il rimuginio – ovvero ripensare e ripetersi mentalmente senza soluzione di continuità la situazione spiacevole, le sue cause e conseguenze – è una strategia che porta paradossalmente all’aumento dello stato angoscioso. Smettiamo allora quanto possibile di dare troppo cibo alla nostra mente ansiosa, e concentriamoci per quanto possibile sul momento presente, prendendoci cura di noi stessi e dei nostri cari.

La solitudine prolungata e la mancanza di contatto sociale mettono a dura prova il nostro equilibrio psicologico. In questo caso si potrà sperimentare insofferenza e tristezza per la mancanza dei propri cari, amici e anche per le proprie abitudini. Le videochiamate in questo caso ci danno un grande aiuto nel “diminuire” le distanze. Tuttavia per regolare la sofferenza della reclusione forzata in casa possiamo richiamare le nostre risorse più creative. Riorganizziamo la giornata per fornire alla nostra mente altre e nuove abitudini e attività.

Infine la sensazione di disagio, se ci mettiamo in suo ascolto, ci può suggerire il bisogno di richiedere l’aiuto ad altre persone. Per questo motivo il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi mette a disposizione una rete di professionisti che offrono sostegno online, in questo periodo di difficile gestione.

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